Fin dall'antichità i carri allegorici del Carnevale santhiatese erano costruiti da improvvisati artisti che, nelle fredde serate invernali, si ritrovavano sotto tettoie, dentro capanni costruiti alla meglio o nei posti più disparati a progettare e realizzare i giganti che avrebbero caratterizzato le sfilate del Carnevale successivo.
Il materiale abituale dell'epoca era la scagliola (polvere di gesso a presa particolarmente rapida) che veniva modellata sopra ad armature di sostegno solitamente in legno.

"Pio Percopo, cronista fra le nuvole" del 1934, il carro fu realizzato interamente in scagliola.

Successivamente alcune compagnie iniziarono ad apprezzare la leggerezza e modellabilità della cartapesta, realizzando le loro opere con questo materiale direttamente posato su griglie di tondino di ferro già sagomate.

"Teleradio jungla" dei Batusu - 1980, fu l'ultimo carro realizzato con cartapesta su tondino di ferro.

A cavallo tra gli anni settanta ed ottanta, con lo sviluppo del mercato dei carri allegorici e con l'aumento dei costi di produzione dei medesimi, alcuni gruppi decisero di acquistare parti di carri già esistenti (solitamente di provenienza dal Carnevale di Viareggio) riadattandole o talvolta addirittura restaurandole ed inventando nuovi movimenti.
Nuovo impulso alla creatività santhiatese fu però l'acquisizione della tecnica viareggina di lavorazione della cartapesta, alla quale contribuì in modo determinante l'artista Gianni Franceschina, santhiatese di origini e ivi residente, che oggi collabora con i carnevali di mezzo Piemonte, da Vercelli ad Oleggio.

La realizzazione di un carro allegorico in cartapesta parte dalla progettazione dello stesso con un bozzetto pìù o meno preciso al quale possono seguire modellini in terra creta.
Successivamente si costruiscono grosse sagome in tondino di ferro che fungono da supporto per la creta che viene modellata sino al risultato finale (1° positivo). Si ottengono degli stampi in gesso gettando questo materiale direttamente sulla figura in creta, solitamente suddivisa in più parti se particolarmente grande (negativo).
Gli stampi si ricoprono con diversi strati di sottili striscioline di carta di giornale imbevute di colla. Si formano in questo modo le sagome definitive (2° positivo) che sono ricongiunte e fissate sui carri.

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Contemporaneamente, sul pianale del carro iniziano i lavori di realizzazione della struttura portante a cui saranno fissate le figure in cartapesta, e in particolare dei movimenti che le caratterizzeranno. Per muovere le figure si possono utilizzare diversi elementi, dalle pompe idrauliche al semplice movimento manuale, apparentemente più semplice ma assai naturale e fluido.

L'ultima operazione in ordine di tempo è la pittura, realizzata sia con pennelli che con aerografi. E' un'operazione molto importante, che valorizza il carro o vicerversa, rischia di declassarlo. Dapprima si ricoprono tutte le figure in cartapesta con uno strato di colore bianco che serve da base. Le figure, una volta colorate sono coperte con teloni di naylon per non compromettere la brillantezza dei colori. Un ultimo ritocco (di solito 10 secondi prima dell'uscita dal capannone), e si può finalmente sfilare...

1998 - colorando lo scarafaggio di "Jurassic Beat"

Per gli appassionati abbiamo previsto una galleria dei carri allegorici realizzati interamente dalle compagnie del Carnevale Storico di Santhià, per accedere cliccate qui...